ARTROSI DELLA COLONNA IN ACQUA

ARTROSI DELLA COLONNA IN ACQUA

Le cause e i sintomi dell’artrosi

L’artrosi è una patologia cronica degenerativa che consiste nel danneggiamento progressivo della cartilagine. Con l’alterazione dello strato cartilagineo, i segmenti ossei delle articolazioni, non avendo più uno strato protettivo entrano in stretto contatto evocando dolore articolare.

Il sintomo principale è il dolore; esso insorge dapprima solo durante il movimento articolare, specialmente dopo un’immobilità di parecchie ore, al risveglio mattutino o per movimenti nel sonno, con carattere lancinante; la rigidità mattutina dura per pochi minuti, comunque meno di mezz’ora.

Le articolazioni periferiche sono tumefatte ed hanno una consistenza dura (lignea) per la presenza degli osteofiti. Può essere presente dolore alla palpazione dell’articolazione ed al suo movimento passivo, durante il quale può essere percepibile un crepitio, uno scroscio o uno scatto articolare, per l’incongruenza dei capi articolari o per presenza di osteofiti liberi nella cavità articolare.

La causa dell’artrosi è sconosciuta, per cui si pensa che la malattia sia multifattoriale, cioè provocata da più cause compresenti. Si può affermare in generale che lo stato di equilibrio articolare è mantenuto da un carico normale esercitato su una cartilagine normale; quindi, tutti i fattori capaci di modificare questo stato possono essere considerati fattori di rischio.

L’artrosi della colonna si riferisce ad una malattia degenerativa vertebrale. L’artrosi della colonna colpisce le faccette articolari e i corpi delle vertebre nelle zone in cui entrano in contatto fra loro.  
I sintomi di solito non sono invalidanti. 


Tuttavia, ci sono casi in cui i cambiamenti nella colonna vertebrale possono influenzare i nervi che vengono schiacciati e provocare gravi disturbi e dolori, come ad esempio la lombosciatalgia.

Trattamento dell’artrosi con riabilitazione in acqua

Le caratteristiche dell’acqua possono essere ben sfruttate per fare riabilitazione, così una piscina diventa un ottimo ambiente terapeutico, anche piacevole.

La temperatura dell’acqua per un adeguato effetto rilassante deve essere almeno di 32/33 gradi, non si va oltre per evitare collassi o disturbi venosi. In acqua è possibile avere un approccio globale sul dolore, mentre fuori dall’acqua si può intervenire specificatamente su tutto ciò che può condizionare indirettamente la sintomatologia del paziente.

Spesso con l’immobilità o le infiammazioni si instaurano retrazioni fibrose che generano dolore alla mobilizzazione e conseguente perdita di forza. Se la terapia in acqua viene cominciata precocemente si guadagna tempo nel recupero e si soffre meno, le manovre manuali effettuate dal Fisioterapista sono facilitate dalla resistenza idrodinamica e/o dalla spinta idrostatica, vengono sempre effettuate con l’integrazione dinamica da parte del paziente.

Si ha la possibilità di intervenire su più aree terapeutiche simultaneamente, ad esempio sul dolore, sulla propriocettività, sul recupero articolare (ROM) e sul deficit di forza con semplici varianti nella modalità di esecuzione; il fisioterapista può avvalersi di ausili galleggianti ben posizionati nel caso in cui il paziente debba lavorare da supino ed usare una manualità idonea a dare sicurezza: questa posizione sarà utile per eseguire manovre di mobilizzazione attiva e passiva con l’ausilio della resistenza idrodinamica.

Altri esercizi terapeutici si effettuano in posizione verticale sempre con le correzioni manuali del fisioterapista e con le facilitazioni della spinta idrostatica; questa posizione ci faciliterà il recupero dell’abduzione e dell’elevazione (fino a 90 gradi), della rotazione esterna e interna. Ogni assetto terapeutico che propone il fisioterapista ha uno scopo ben preciso e si adatta alle capacità del paziente che lavorerà sempre in sicurezza.

Quali sono i vantaggi

Questa metodica offre tutta una serie di vantaggi che le altre terapie non hanno. Come accennato, l’acqua per sua stessa natura riduce il peso corporeo di circa il 90% e quindi annulla il carico. Inoltre, l’acqua calda ha un effetto rilassante che quindi riduce il dolore.

In questa situazione di abbassamento di carico e contratture, il paziente esegue movimenti che “a secco”, cioè fuori dall’acqua, assolutamente non riesce a fare, con tempi di recupero molto più rapidi.

Questo vantaggio è stato evidenziato dapprima nel trattamento degli atleti, ma è valido per tutti: quando è possibile inserire nel percorso i trattamenti di idrokinesiterapia, i tempi di recupero vengono pressoché dimezzati, perché ogni criticità del trattamento fisioterapico in palestra diventa un’opportunità per il trattamento riabilitativo in acqua, con un cambiamento radicale della risposta del paziente.     

     
Infine, l’idrokinesiterapia ha vantaggi anche psicologici: il potersi muovere senza dolore non solo gratifica il paziente, ma aumenta la sua fiducia nel successo del percorso, favorendo quindi il suo impegno.

Conclusione 

In conclusione, la riabilitazione in acqua per il mal di schiena è sempre consigliata, l’acqua può essere una ottima medicina, è un elemento amato da molti ma spesso prevale la cattiva informazione su quella buona; non va confusa con il nuoto o l’acqua gym. 

Serve un fisioterapista che segua il proprio paziente, che non segua protocolli di lavoro, un professionista che sappia unire le conoscenze della fisica dei corpi in immersione con la conoscenza della biomeccanica della colonna vertebrale sia a secco che nel suo comportamento in acqua: in poche parole un professionista eclettico che come valuta il problema, di conseguenza, possa consigliare e trattare in modo adeguato ogni singolo caso di mal di schiena.

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