Intervento alla colonna vertebrale: no grazie

Intervento alla colonna vertebrale: no grazie

Oggi giorno sempre più pazienti riferiscono che vogliono EVITARE L’INTERVENTO CHIRURGICO ALLA COLONNA VERTEBRALE.

Gli studi scientifici sono d’accordo con loro, per almeno 3 motivi! E non sono legati ad opinioni personali ma a numeri e fatti inconfutabili.

Il PRIMO: fino al 40% degli interventi effettuati per eliminare il dolore alla colonna vertebrale non ottengono l’effetto desiderato (si  parla di FBS, Failed Back Syndrome). Il paziente subisce grossi interventi con stabilizzatori vari, placche e viti e il dolore rimane lì, non è proprio il massimo della vita!

Il SECONDO: il mal di schiena è un business dietro al quale girano svariati miliardi. Fa ancora eco l’inchiesta giornalistica di Rai 3 in cui si parlava di come in Italia vengano effettuati più interventi per il mal di schiena di quanti ne siano veramente necessari, come  riportato dal Corriere della Sera.

Il TERZO: le linee guida del ministero della salute e anche quelle internazionali su quando il mal di schiena va operato sono chiare:

  • dolore lancinante e continuo per almeno 3 mesi che non si attenua in nessun modo;
  • danno importante al sistema nervoso periferico per compressione radicolare grave;
  • sindrome della cauda equina: complicanza rara, che ha come segni che la contraddistinguono la perdita del controllo degli sfinteri, ovvero quando non controlli più il contenimento delle feci e delle          urine.

In tutti gli altri casi si raccomanda di intraprendere un percorso conservativo, perché più efficace nel lungo periodo e comunque meno invasivo.

Bisogna mettere in atto una serie di comportamenti che vanno nella giusta direzione, perché i comportamenti che molti pongono in essere non sono proprio quelli che li allontanano dalla sala operatoria, anzi…

Non è facile capire a chi rivolgersi, soprattutto se non sei del   settore. Questo è uno dei motivi per cui nel nostro centro svolgiamo delle CONSULENZE GRATUITE, che servono proprio ad indirizzare il paziente verso lo specialista più idoneo a risolvere il problema in questione.

Non bisogna andare alla ricerca di miracoli e oggetti magici. Spesso durante il giorno troviamo in tv o su Facebook pubblicità che propongono soluzioni miracolose: creme che tolgono il dolore, busti che correggono la postura, cerotti miracolosi, cuscini magici, materassi stellari. Questo significa andare alla ricerca di un evento miracoloso e di non avere la volontà di creare i presupposti per realizzare un benessere vero e duraturo.

Se hai il mal di schiena o il dolore alla cervicale non sei stato sfortunato. Molto probabilmente hai messo in atto una serie di comportamenti, anche a tua insaputa, che ti hanno portato a quel risultato. Rivolgersi al professionista sbagliato, cercare eventi miracolosi,  imbottirsi di farmaci, significa semplicemente fare il gioco del nemico.

Vuoi al contrario fare il tuo gioco? Vuoi goderti la vita invece di momenti di frustrazione? Insomma, vuoi smettere di soffrire per il tuo mal di schiena?

I problemi della colonna vertebrale si risolvono in maniera stabile solo se si va alla causa e la si affronta.

Ci sono molti studi che evidenziano che non sempre a “ernia del disco” corrisponde dolore, ma, anche se fosse così, devi sapere che la stessa ernia sarà uscita per una disfunzione nel funzionamento del tuo corpo o magari per una postura che per come è non ti aiuta.  Quindi se operi l’ernia ma non lavori sulle cause che l’hanno generata corri il serio pericolo di sviluppare altre ernie in futuro!

Vediamo in quali modi si può intervenire in maniera conservativa sulle patologie della colonna:

Il riposo a letto, tradizionalmente considerato uno dei cardini della terapia del dolore alla schiena, sembra invece di scarsa utilità in base agli studi più recenti. Il paziente, infatti, non dovrebbe ne riposarsi eccessivamente, ne attuare molto movimento.

Per i pazienti con i reperti tipici di ernia del disco il valore del riposo a letto sembrerebbe maggiore nella fase iniziale. E’ chiaro però che una prolungata immobilizzazione apporta più svantaggi che benefici, quindi poco movimento e poco riposo, evitando però di stare seduti, perchè in questa posizione aumenta molto la pressione intradiscale e la possibilità quindi di scatenare una sindrome dolorosa.

Il primo interesse del paziente è l’attenuazione del dolore, e a questo scopo sono efficaci sia il paracetamolo sia i FANS; nella scelta va tenuto presente che analgesici ed antinfiammatori vanno somministrati per almeno una settimana.

In caso di dolore sciatico molto accentuato, se i FANS non hanno ottenuto la remissione, si può provare un cortisonico per tre o quattro giorni, ma non di più, in quanto i cortisonici aumentano la debolezza dell’osso.

I miorilassanti non sono più efficaci dei FANS nel trattamento della lombalgia acuta e il loro utilizzo in associazione non ha dimostrato di avere una maggiore azione e quindi non danno alcun vantaggio.

Inoltre nel 30 %dei pazienti che assumono miorilassanti sono stati riportati alcuni effetti collaterali, inclusa la sonnolenza e soprattutto le cadute negli anziani.

I trattamenti fisici consigliati al paziente, quali massaggi, diatermia, ultrasuoni, ionoforesi, laser transcutaneo, biofeedback e stimolazione nervosa transcutanea (TENS) hanno in effetti un’efficacia provata nel trattamento della lombalgia acuta. Anche le trazioni sembrano efficaci nel trattamento della lombalgia acuta.

Per quanto riguarda la manipolazione, definita come sollecitazione manuale della colonna mediante sistemi di leva nel trattamento della fase acuta, in mani esperte, può temporaneamente diminuire il dolore e migliorare  la funzionalità.

L’esercizio fisico è una terapia comunemente utilizzata e spesso mal compresa. Anche in condizioni di ernia acuta l’inattività prolungata va evitata. Ai pazienti dovrebbe essere prescritto di cominciare a camminare il più presto possibile, concedendo eventualmente due  giorni di riposo se il dolore è troppo forte.

Entro la prima settimana il paziente dovrebbe essere istruito a camminare venti minuti ogni tre ore di posizione supina. Per evitare l’indebolimento dovuto all’inattività, sino a quando il malato non ritorna al lavoro sono consigliabili esercizi di resistenza quali il camminare, la cyclette, il nuoto e persino la corsa leggera. Questi esercizi non sollecitano la schiena più della posizione seduta sul bordo del letto per un uguale periodo di tempo.

Seguendo queste indicazioni potremo scordarci del mal di schiena evitando inutili interventi.

A cura di:

  • Giacomo Babboni: fisioterapista
No Comments

Post A Comment