Sindrome della bandelletta ileo-tibiale

Sindrome della bandelletta ileo-tibiale

Dolore laterale al ginocchio: sindrome della bandelletta ileo-tibiale

La sindrome della bandelletta ileo-tibiale (ITBS) è una problematica da sovraccarico (overuse) caratterizzata da dolore laterale al ginocchio che viene esacerbato dall’attività sportiva. Più frequentemente interessa ciclisti e podisti.

Anatomia della bandelletta ileo-tibiale

La banda ileo-tibiale è una fascia spessa che origina dai muscoli tensore della fascia lata e grande gluteo, decorre sulla parte laterale della coscia e si inserisce sulla parte esterna della tibia (tubercolo di Gerdy), sul condilo laterale del femore e sul perone. Nella parte distale tra la banda ileo-tibiale e il condilo laterale del femore è presente un corpo adiposo altamente innervato e vascolarizzato che sembra generare dolore quando è sotto compressione.

Quali sono i sintomi?

Il paziente che soffre di sindrome della bandelletta ileo-tibiale lamenta dolore sull’aspetto laterale del ginocchio, che può aggravarsi con attività che richiedono la flesso-estensione ripetitiva del ginocchio, come la pedalata o la corsa. Generalmente il dolore si sviluppa proprio durante l’attività limitandone spesso lo svolgimento. Il dolore può essere riprodotto alla palpazione della bandelletta. Potrebbe anche esserci gonfiore locale.

Come si tratta la sindrome della bandelletta ileo-tibiale?

Il trattamento nella maggioranza dei casi è di tipo conservativo, cioè non chirurgico. La sindrome della bandelletta ileo-tibiale è una problematica da overuse, ciò significa che il dolore è determinato da un sovraccarico, di conseguenza è necessario attuare fin da subito una gestione del carico tramite una modifica dell’attività per prevenire un ulteriore aggravamento dei sintomi. Pertanto inizialmente è necessario ridurre l’intensità degli allenamenti e promuovere un periodo di riposo attivo: il paziente per un determinato periodo deve limitare le attività che causano il dolore e partecipare ad altre attività (per esempio il nuoto) che non aggravano i sintomi ma che consentono un mantenimento dello stato fisico.

In una prima fase può essere d’aiuto anche il trattamento dei tessuti molli circostanti, quindi valutare la presenza di trigger point (punti dolenti nel tessuto muscolare) sui muscoli tensore della fascia lata, medio gluteo e piccolo gluteo, che potrebbero riferire il dolore nella parte esterna della coscia fino alla zona tipica di dolore della sindrome della bandelletta ileo-tibiale.

A questo punto è importante incrementare gradualmente il carico per indurre un adattamento nei tessuti e di conseguenza aumentare la loro capacità di carico. A questo scopo devono essere eseguiti esercizi di rinforzo dell’arto inferiore.

In uno studio condotto da Aderem nel 2015 è stato visto che i corridori che avevano iniziato a sviluppare la sindrome della bandelletta ileo-tibiale presentavano un aumento dell’adduzione dell’anca e della rotazione interna di ginocchio durante la fase di appoggio; questa situazioneaumenta le forze di compressione intorno all’epicondilo laterale, e di conseguenza sul cuscinetto adiposo che quindi provoca dolore. La rotazione interna della tibia può derivare non solo dal valgismo di ginocchio, ma anche da una debolezza dei muscoli abduttori dell’anca e da uno scarso controllo di essa, nonchè da un’aumentata pronazione del piede. A questo scopo il trattamento non deve essere focalizzato solo sul ginocchio, ma anche sulle articolazioni circostanti di anca e piede. A livello di anca devono essere eseguiti esercizi di rinforzo dei muscoli abduttori dell’anca, nonchè esercizi di controllo motorio e di stabilizzazione sia in isolamento sia in situazioni dinamiche, per esempio mimando il gesto tecnico sportivo. A livello del piede bisogna lavorare attivamente sul controllo dell’arco plantare. L’utilizzo di correzioni passive, come i plantari, dovrebbe essere lasciato come ultima spiaggia.

A cura di:

Eleonora Soldani, FT          

  • Fisioterapista

Linkedin

No Comments

Post A Comment