Tendinopatia rotulea: sintomi e cause

Tendinopatia rotulea: sintomi e cause

La tendinopatia rotulea​ è un disturbo del ginocchio che interessa il ​ tendine rotuleo​ .​ 

Il tendine rotuleo collega la parte inferiore della rotula alla tibia e la sua funzione è quella di trasmettere la forza esercitata dalla contrazione del muscolo quadricipite alla tibia per consentire il movimento di estensione della gamba​ .​ 

Si tratta di un disturbo riscontrabile nei soggetti sedentari,​ ma che più frequentemente interessa gli atleti professionisti e amatoriali,​ in particolare quelli che per la loro attività eseguono, in modo intenso e ripetitivo, movimenti di corsa e salto, come ad esempio avviene nella pallavolo, nella pallacanestro, nel calcio o nel tennis. La ripetizione di questi movimenti, che richiedono carichi ripetitivi e intensi a livello del tendine, accompagnata da un insufficiente tempo di recupero a volte possono rappresentare un carico eccessivo per il tendine rotuleo, inducendo un cambiamento nella struttura del tendine, che di fatto rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di una sintomatologia dolorosa. 

Quali sono i sintomi della tendinopatia rotulea?

Nella tendinopatia rotulea i sintomi​ e i segni generalmente presenti sono:​

  • dolore nella parte anteriore del ginocchio in corrispondenza del tendine rotuleo: nelle prime fasi il dolore si scatena all’inizio e alla fine dell’attività sportiva; con il persistere della sintomatologia il dolore poi può comparire anche durante l’allenamento, fino a essere presente anche ​ a riposo​ ;​ 
  • gonfiore locale;​
  • dolore alla palpazione del tendine rotuleo.​

I sintomi quindi possono diventare persistenti e se non trattati adeguatamente possono avere un impatto importante nella pratica sportiva,​ ma anche nelle attività quotidiane o lavorative.​ 

Ma si dice tendinite o tendinopatia rotulea?

Il termine tendinite​è​ stato sostituito dal termine tendinopatia​ ,​ infatti il suffisso ite indicherebbe che il disturbo sia causato da un processo infiammatorio, ma gli studi hanno evidenziato l’assenza o la presenza minima di cellule infiammatorie (Khan 1999, 2000; Tsikopoulos 2016​) in chi presenta questa problematica. 

Allora qual’è la causa della tendinopatia rotulea?

L’esatta causa della tendinopatia non è ancora chiara (Khan 2000, Couppè 2015​), anche se i meccanismi da overuse,​ ovvero da eccessivo sovraccarico, risulterebbero essere i principali indiziati nello sviluppo della patologia tendinea (Kujala 2015, Krey 2005​ ​). 

Quando il tendine viene stressato in maniera inadeguata si creano delle piccole lesioni, per cui il nostro corpo reagisce e attiva dei meccanismi di riparazione che rendono questa situazione completamente reversibile. Affinché ciò avvenga con successo è fondamentale capire che in questo momento il tendine non ha più la capacità di carico di prima, per cui se non si ricorre a un’appropriata gestione del carico e non si modificano i possibili fattori responsabili si può andare incontro a un fallimento del processo di guarigione,​ che potrebbe causare cambiamenti degenerativi del tendine. Anche in questo caso, tuttavia, la situazione è ancora reversibile, ma tornare alla condizione iniziale sarà molto più difficile e avverrà con tempi molto più lunghi. Nel caso in cui il problema continui a essere sottovalutato e il tendine sottoposto a carichi eccessivi si può andare incontro a rottura del tendine.​ 

Per evitare tutto questo è importante non sottovalutare il problema e affidarsi a un fisioterapista esperto che saprà gestire gradualmente il carico di lavoro per guidarti al meglio nella risoluzione di questa problematica. 

Come viene diagnosticata la tendinopatia rotulea?

La diagnosi di tendinopatia rotulea si basa sulla valutazione da parte dello specialista delle caratteristiche del dolore riferito dal paziente e sull’esame clinico.​ Verrà valutata la dolorabilità alla palpazione del tendine rotuleo e della sua inserzione sulla tibia. Successivamente potranno essere effettuati dei test funzionali (single leg squat e single up leg squat) per comprendere meglio la condizione del paziente. 

Le immagini diagnostiche possono rappresentare un’utile integrazione. Sia l’ecografia​ che la risonanza magnetica sono in grado di rilevare cambiamenti strutturali nel tessuto tendineo. Tuttavia bisogna tenere presente che questo tipo di problematica è riscontrabile anche in tendini normali all’imaging (Alfredson 2007; Docking 2015; Bley 2015​), così come non è rara la presenza di alterazioni anatomiche associate con la tendinopatia in soggetti asintomatici (Rio 2014; Bley 2015​). Questo ci suggerisce che non esiste un collegamento diretto tra disorganizzazione strutturale e sintomi clinici.​

Come curare la tendinopatia rotulea?

Il trattamento migliore per la tendinopatia rotulea è la riabilitazione​basata​ sull’esercizio terapeutico con una corretta gestione del carico.​ Pertanto sarà necessario trovare il giusto punto di equilibrio tra carico e riposo​: il giusto riposo è importante, soprattutto nelle prime fasi, per evitare una progressione del disturbo, ma teniamo presente che non dovrà essere troppo prolungato, perchè altrimenti si ridurrà la capacità di carico del tendine. 

Il trattamento riabilitativo, quindi, consisterà in un programma progressivo con esercizi di forza e resistenza per dare al tendine i carichi appropriati e ottenere risultati migliori nel lungo termine: è stato visto che il carico meccanico adeguato induce cambiamenti adattativi positivi nel tendine per quanto riguarda le sue proprietà meccaniche, morfologiche e biomeccaniche (Heinemeier 2011; Tardioli 2012​ ​).​ 

Compatibilmente con la sintomatologia del paziente piano piano bisognerà quindi incrementare la capacità di carico del tendine per favorire il ritorno allo sport,​ che è raccomandato quando il completo allenamento è tollerato senza la provocazione del sintomo doloroso e quando i deficit di forza esistenti sono stati risolti. 

Quali sono i tempi di recupero?

Per aumentare la forza e la capacità di carico del tendine è necessario del tempo. Generalmente già dopo 2 settimane si possono iniziare a notare miglioramenti, ma di solito per un completo recupero sono necessari 3 mesi e in alcuni casi anche di più. Si tratta di un processo lento, ma i risultati nel lungo termine sono soddisfacenti se la riabilitazione è corretta. 

A cura di:

Eleonora Soldani, FT

  • Fisioterapista dei disordini muscolo-scheletrici

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