Distorsione alla caviglia

Distorsione alla caviglia

LA DISTORSIONE DI CAVIGLIA E COME VIENE TRATTATA CON L’AUSILIO DELLA TECARTERAPIA IN LESIONI DI I° E II° GRADO.

ANATOMIA

Il piede è una delle strutture più complesse del corpo umano e ha subito modificazioni profonde che lo rendono idoneo a sostenere il peso del corpo nella stazione eretta e nella deambulazione.

L’articolazione T.P.A. (tibio peroneale astragalica) è il mezzo di unione tra la gamba e il piede;i capi articolari sono costituiti dalle estremità distali di TIBIA e PERONE e dalla TROCLEA DELL’ASTRAGALO.

OSSA

Le ossa della gamba si dividono in :

-Tibia;

-Fibula ( Perone).

Le ossa del piede si dividono in;

-Ossa del piede propriamente detto;

-Ossa delle dita.

Le prime si dividono in ;

-Ossa del tarso;

-Ossa del metatarso.

 Le seconde si dividono in;

-Falangi.

MUSCOLI

I muscoli della gamba hanno il loro corpo carnoso nella parte prossimale e il tendine nella parte distale;perciò la gamba presenta la parte più voluminosa in alto che in basso.

-muscoli della regione anteriore: m. tibiale anteriore

                                                     m. estensore lungo delle dita

                                                     m. estensore lungo dell’alluce

                                                     m peroniero anteriore

-muscoli della regione laterale:   m. peroniero lungo

                                                    m. peroniero breve

-muscoli della regione anteriore:m.gastrocnemio (polpaccio)

                                                    m.. soleo

                                                    m. plantare

                                                    m.popliteo

                                                    m. tibiale posteriore

                                                    m. flessore lungo delle dita

  1. flessore lungo dell’alluce

EZIOPATOGENESI DELLE DISTORSIONI DI CAVIGLIA

I traumi distorsivi di caviglia sono molto frequenti; circa 85% sono rappresentate da distorsioni capsulo legamentose; di queste 85%  hanno meccanismo traumatico di inversione(piede verso l’interno) 5% in inversione(piede verso l’esterno) mentre il restante 10% le tibio peroneali(collo del piede).

I principali legamenti che vengono interessati a seconda della modalità in cui si verifica la distorsione sono: legamento deltoideo,legamento peroneo astragalico anteriore, legamento calcaneare e legamento peroneo astagalico posteriore.

A questi a seconda del movimento distorsivo può associarsi una frattura del malleolo.

Le lesioni dei legamenti vengono classificate in tre gradi a seconda della lesione;

grado I: il legamento della caviglia ha conservato la propria stabilità, ma c’è stato qualche sovvertimento interstiziale delle fibre con dolorabilita locale precisa e tumefazione e gonfiore minimo.

grado II; vengono parzialmente lacerati uno o piu legamenti, e non sempre il paziente riesce a camminare senza l’aiuto delle stampelle. Edema e gonfiore sono più diffusi cosi come il dolore.

grado III; comporta la lacerazione completa di almeno un legamento, i pazienti di solito non sono in grado di camminare: anno un edema notevole con emartro.

TRATTAMENTO

L’adeguatezza del trattamento contribuisce a prevenire complicanze quali artralgia cronica, lassità residua o degenerazione artrosica. Per tale motivo la prima fase, quella del controllo del versamento, rappresenta un momento fondamentale nel recupero del soggetto andato incontro a trauma distorsivo. In tal modo risulta più veloce il recupero articolare ed è ipotizzabile una minore incidenza della comparsa di aderenze fibrose.

Il primo obbiettivo da porsi nel trattamento di una distorsione acuta di caviglia deve essere quello di ridurre al minimo la tumefazione periarticolare.

Utile eseguire da parte del paziente nell’immediato post trauma del ghiaccio e continuare ad applicarlo con una frequenza di 2-3 volte al giorno per una durata di 15 min in modo da controllare l’edema periarticolare.

Il paziente oltre alla tecar viene sottoposto a sedute di mobilizzazione passiva dal terapista al fine di recuperare la completa particolarità.

FASE ACUTA 2-3 SEDUTE

Dopo 24-48 ore dal trauma e dopo aver fatto gli opportuni accertamenti (rx-ecografia), si inizia il trattamento con la tecarterapia impiegando quasi esclusivamente la modalità capacitiva a varie intensità termiche, con l’obbiettivo di ridurre l’edema, ridurre la contrattura antalgica e riduzione del dolore.

Il paziente viene messo supino con la piastra sotto il polpaccio e si fa scorrere l’elettrodo capacitivo nella zona anteriore della gamba e nei punti dolenti riferiti dal paziente e zone edematose.

Il tutto si esegue in ATERMIA (senza che paziente avverta calore) o a BASSA INTENSITA’.

Si fa scorrere l’elettrodo sui muscoli plantari, lombricali e ossei(ovvero sotto il piede) con un livello energetico medio.

FASE SUB-ACUTA3-4 SEDUTE

Le manovre sono orientate a ridare tono e stabilità alla caviglia con la biostimolazione e l’elasticizzazione della sua muscolatura. Si utilizza prima il manipolo capacitivo per 4-5 min, poi il resistivo per 12 min, e infine di nuovo cap per 4-5 min. in questa fase si inizia il recupero funzionale .

Il paziente supino, la piastra viene messa sotto il polpaccio, e utilizzando il manipolo resistivo sui muscoli peronieri ed estensori della gamba, soffermandoci sui relativi tendini.

Il livello energetico utilizzato è medio.

Il paziente poi messo in posizione prona, collochiamo la piastra sotto la coscia e uno spessore sotto la caviglia per favorire il ritorno venoso-linfatico e una postura rilassata per il paziente.

Si fa scorrere l’elettrodo capacitivo sui muscoli plantari,polpaccio,peronieri e tibiali con un livello energetico medio.

RECUPERO FUNZIONALE 2-3 SEDUTE

In questa fase si esegue la chinesiterappia tecar assistita, ovvero si abbina il trattamento tecar alla mobilizzazione della caviglia con l’obbiettivo di vascolarizzate i legamenti e capsula, migliorando la mobilità e cicatrizzazione della lesione; stimolare la muscolatura per rafforzarla.

Si utilizza la modalità resistiva a varie intensità, e viene eseguito contemporaneo intervento manuale con la collaborazione del paziente.

Si posiziona il paziente prono con ginocchio flesso e si posiziona l’elettrodo sul calcagno(tallone) e il paziente aiutato dal terapista iuta la flesso estensione della caviglia(su e giù col piede).

Poi si posiziona l’elettrodo resistivo alla base delle dita del piede (sempte sulla pianta del piede)  e si chiede al paziente di muovere le dita in flessione ed estensione. Si utilizza un livello energetico abbastanza elevato in base alla tollerabilità del paziente.

Inoltre si esegue anche uno stretching del polpaccio sempre con resistivo posizionato dapprima sul calcagno e poi sull’avampiede con contrazione isometrica( senza che il piede vinca la resistenza che il terapista oppone).

Si richiede anche al paziente in posizione supina di eseguire il movimento di eversione ed  inversione( fuori e dentro) con il terapista che mantiene l’elettrodo resistivo  vicino ai malleoli; dapprima il movimento è passivo poi attivo del paziente e infine controresistenza del terapista sempre nel rispetto del dolore del paziente.

Il paziente appena il dolore lo consente e la capacità articolare è stata recuperata completamente inizia esercizi di rinforzo utilizzando elastici per dare resistenza al movimento.

RIEDUCAZIONE PROPRIOCETTIVA

I recettori propriocettivi sono recettori nervosi presenti nelle strutture articolari soprattutto su legamenti e capsula in modo da dare informazioni sullo stato di stiramento di tali tessuti per permettere al nostro sistema nervoso di reagire con contrazioni della muscolatura al fine di stabilizzare l’articolazione. Servono anche per il mantenimento dell’equilibrio nello spazio.

I feedback di ritorno di questi recettori vengono alterati con il trauma, quindi occorre riabilitarle e stimolarle per ridare all’articolazione la piena efficienza funzionale.

Per la rieducazione propriocettiva si utilizzano di solito piani instabili, quali tavolette di freeman, si possono utilizzare stimoli manuali del terapista.

Di solito si inizia con esercizi da seduto con l’arto in scarico e tavolette di Freeman eseguendo movimenti di flesso estensione della caviglia e lateralità sempre senza dolore da parte del paziente. Si utilizza anche successivamente la tavoletta semisferica che permette movimenti combinati(circonduzione). Gli esercizi possono essere eseguiti anche ad occhi chiusi.

Dopo di chè gli esercizi vengono eseguiti in piedi con carico sempre crescente appena è possibile,con tavole basculanti bipodalici che,meduse, bosu (tutti attrezzi che generano instabilità) e successivamente con l’utilizzo del solo arto infortunato. Nella fase finale della rieducazione si utilizza carico ancora maggiore sull’arto leso introducendo esercizi dinamici come piegamenti delle ginocchia su basi instabili oppure con appoggio mopodalico ma elementi di disturbo esterni (come il terapista che lancia la pallina al paziente in equilibrio su base instabile e il paziente deve rilanciarla al terapista senza sbilanciarsi), oppure saltelli da una base instabile all’altra.

Si cerca inoltre di riprodurre il gesto atletico se il paziente è uno sportivo al fine di replicare il più possibile le situazioni in cui si verrà a trovare l’atleta al fine di evitare recidive e rieducare l’articolazione nel miglior modo possibile.

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