Spalla Congelata

Spalla Congelata

Per capire bene cos’è la spalla congelata è importante conoscere almeno in modo superficiale l’anatomia della spalla, a questo scopo ecco un breve accenno.

Com’è fatta la spalla?

La spalla è l’articolazione che unisce il braccio al tronco. E’ un’articolazione molto complessa che permette un’ampia gamma di movimenti, rendendola di fatto l’articolazione più mobile del nostro corpo, ma anche la più instabile e delicata.

E’ costituita da 3 ossa: omero, scapola e clavicola. L’articolazione tra omero e scapola, che è quella interessata nella spalla congelata, è rivestita da una struttura costituita da tessuto connettivo denso detta capsula articolare, che insieme al complesso muscolare della cuffia dei rotatori conferisce stabilità alla spalla.

Quindi cos’è la spalla congelata? E perchè si chiama così?

La spalla congelata, nota anche come capsulite adesiva, è un’infiammazione della capsula articolare della spalla che limita in modo importante i movimenti di questa articolazione, che quindi risulta rigida proprio come se fosse “congelata”.

Solitamente insorge tra i 40 e i 60 anni e colpisce più frequentemente le donne.

Le cause che portano allo sviluppo di questa patologia non sono ancora del tutto chiare, ma ci sono studi che la correlano con alcune patologie come diabete mellito e problemi tiroidei. Altri fattori predisponenti possono essere un’immobilizzazione prolungata del braccio (ad esempio quando si porta un gesso per diverse settimane) o una capsulite adesiva avuta in passato nell’altro arto.

Come faccio a riconoscerla? Quali sono i sintomi?

I pazienti in genere riferiscono un forte dolore alla spalla, soprattutto di notte, e una limitazione nei movimenti di vita quotidiana, come vestirsi, allacciarsi il reggiseno, mettere il portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni, pettinarsi. Anche l’attività lavorativa può diventare difficoltosa e spesso, in base al tipo di lavoro svolto, deve essere sospesa.

Come viene diagnosticata?

La diagnosi si basa su una visita clinica durante la quale lo specialista pone delle domande al paziente per capirne i sintomi ed effettua dei test ortopedici per valutare la mobilità dell’articolazione. Nel caso di capsulite adesiva la spalla risulta rigida sia nei movimenti attivi, ovvero quando il paziente tenta di muovere da solo il braccio, sia nei movimenti passivi, cioè quando il braccio è mosso dallo specialista. La limitazione del movimento passivo è una delle caratteristiche che distingue la spalla congelata da altre patologie. In alcuni casi può essere utile effettuare indagini diagnostiche, come una radiografia,una RMN oun’ecografia, per escludere che i sintomi siano provocati da condizioni diverse.

Ma quali sono i tempi di guarigione?

La spalla congelata si sviluppa in tre fasi:

  • infiammazione: caratterizzata da forte dolore, che disturba il sonno;
  • rigidità: il dolore si attenua, ma la spalla si irrigidisce e i movimenti diventano limitati;
  • scongelamento”: il dolore si riduce e la spalla comincia a recuperare mobilità.

Dalla prima fase di infiammazione a quella di “scongelamento” possono passare anche 2 anni. Identificare rapidamente la capsulite adesiva e affidarsi alle cure di un fisioterapista specializzato può ridurre notevolmente la durata e i sintomi della malattia. Spesso infatti il problema viene sottovalutato per mesi e ci si presenta dallo specialista quando la spalla è bloccata e le attività quotidiane sono compromesse. Prima si interviene su una spalla congelata, meno complicata sarà la cura!

Ma in cosa consiste la cura?

Sulla base della valutazione clinica il fisioterapista instaurerà un programma riabilitativo che varierà in base alla fase della patologia e alle caratteristiche del paziente; in ogni caso gli obiettivi principali saranno sicuramente ridurre il dolore e recuperare la mobilità articolare.

A questo scopo il trattamento riabilitativo può includere:

  • esercizi di stretching e di mobilizzazione graduale della spalla: per recuperare la mobilità dell’articolazione;
  • terapie fisiche strumentali (ad esempio tecar o ipertermia) per ridurre il dolore;
  • idrokinesiterapia (esercizi in acqua): soprattutto durante la prima fase, quando il dolore è ancora molto forte, l’acqua può venirci in aiuto; infatti la riduzione del peso corporeo dovuta all’effetto di microgravità e la temperatura calda dell’acqua (intorno ai 32-35 gradi) favoriscono il rilassamento muscolare innalzando la soglia del dolore e migliorando l’irrorazione sanguigna;
  • esercizi di rinforzo e controllo muscolare della spalla.

Alla fisioterapia spesso possono essere abbinate infiltrazioni di cortisone per ridurre il dolore nella fase iniziale e accelerare la guarigione.

Ciò che è importante sapere è che sebbene i tempi di recupero siano molto lunghi, anche se i miglioramenti non sono immediati, non bisogna abbattersi!

Esiste un trattamento chirurgico per la spalla congelata?

Nel caso in cui il trattamento fisioterapico dopo 6 mesi sia risultato inefficace, è opportuno rivolgersi ad un medico per esaminare l’eventualità di un intervento chirurgico, che solitamente avviene in due modi:

  • mobilizzazione in narcosi della spalla: il paziente è sedato e si effettua una mobilizzazione della spalla;
  • release a cielo aperto: consiste nel rilasciare la capsula articolare della spalla tagliando le parti che risultano essere rigide e infiammate e che creano limiti

nel movimento dell’articolazione.

Dopo l’intervento, sarà necessario rivolgersi ad un centro di fisioterapia specializzato nel

recupero post-chirurgico della spalla in quanto la riabilitazione assume un ruolo di fondamentale importanza nel far sì che l’intervento chirurgico abbia successo.

Eleonora Soldani, FT

  • Fisioterapista dei disordini muscolo-scheletrici
  • Specialista nella riabilitazione del pallavolista

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